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Video Go down, Moses Derivando da una rielaborazione concettuale di certa produzione teatrale che va sotto il nome di Teatro dell’Assurdo, considerata nelle sue premesse e sviluppi, il video intende riflettere sul rapporto tra reale e ideale, logicità e nonsense, frustrazione e desiderio. Nei due atti in cui è divisa l’opera, come fosse il testo di un dramma, non si può parlare di un vero e proprio sviluppo narrativo, se non quello scandito da micro-eventi, voci e suoni percettibili. L’inquadratura fissa, resa in due prospettive differenti, smentisce il fluire lento ma inesorabile della vita. Se in uno dei più noti romanzi di W.Faulkner erano i neri d’America che, intonando il noto spiritual Go down, Moses, pregavano - in un parallelo biblico - che il loro Mosè potesse liberarli da un destino avverso, il mitico profeta diviene qui immagine di una brama di liberazione e di cambiamento propria della condizione esistenziale dell’uomo. Mosè è sogno, illusione, chimera, quel «Saremo salvati» che S.Beckett lascia interpretare a Vladimiro nel finale di Aspettando Godot. A riecheggiare è l’atmosfera senza tempo del barocco e cupo Sud faulkneriano, dove Ike, un uomo che rifiuta, rinnega - sembra farlo - il suo destino di padrone bianco per una natura selvaggia ma viva, può trovare la forza di rinunciare ai privilegi e perseguire i propri ideali. Serie Eroe come Antieroe I due video sono un tentativo di portare all’attenzione l’eroicità che è insita nell’antieroico, nel contingente, nella quotidianità. L’intento è ben espresso da un testo di J.Dubuffet, per il quale «Gli uomini non sono grandi. L’Uomo è grande. Non è l’essere un uomo eccezionale che è meraviglioso, ma essere semplicemente un uomo» (Note per l’uomo di vasta cultura, 1946). Se l’esistenza si configura come quella continua tensione tra idealità e realtà, limite e suo superamento, e, in generale, come disaccordo ma unione di poli opposti, l’Uomo risulta dal quel processo basato sull’antitesi eroe-antieroe. Il protagonista delle sequenze può apparire un antieroe coinvolto in azioni che divengono eroiche o viceversa, un eroe colto in atti antieroici: è proprio il titolo Eroe come Antieroe che pone la comparazione e la possibile equivalenza dei due. La figura reca al capo un ludico, infantile, straniante sombrero, retaggio di tempi e luoghi lontani o immaginari; il cappello messicano, frutto del tentativo di recupero delle mie memorie personali, è un ulteriore elemento di lettura, a ricordare la condizione dell’esule, dello straniero in terra straniera, comune agli eroi della storia, della letteratura, della mitologia. Il primo video mostra l’interprete nell’antieroica azione di girare su se stesso, come a compiere un ipotetico moto di rotazione terrestre. Al di là dell’apparente assurdità dell’asserzione «L’eroe è il mondo» è sottesa la questione per cui il mondo, decifrato come globalità di persone e popoli, è chiamato ad esercitare quell’eroismo che proviene dall’affermazione e dall’esercizio di un vero impegno etico. È il destino dell’eroe andare incontro a una chimera, ad un sogno che può apparire irrealizzabile, a un obiettivo inafferrabile. Ma è proprio questa spinta all’oltre, a qualcosa che sempre sfugge, che poi si realizza in ogni interrogazione dell’individuo: ognuno di noi diviene un Re Magio che rincorre la propria cometa, nel tentativo di giungere a un destinazione. |
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