UN-LIMITED2009
installazione sonora
dimensioni ambientali
Inaugurazione 258° Anno Accademico dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, Isola di San Servolo, Venezia
Nascendo dal presupposto che non vi siano creazione e vera esistenza se non nella continua tensione tra reale e ideale, tra limite e superamento, tra conoscenza e non conoscenza, l’intervento site-specific UN-LIMITED intende riflettere sull’attitudine dell’uomo a superare le barriere fisiche e mentali, le paure che ne frenano l’azione per andare oltre la propria condizione definita, accettando il rischio dell’ignoto.
Tale aspirazione, insita nella natura umana, non si esprime soltanto come attrazione verso il mistero, come spinta essenziale verso l’oltre. Essa si palesa non solo quando sono in gioco le grandi interrogazioni dell’uomo o nei momenti delle scelte fondamentali, personali e collettive, ma agisce più segretamente e quotidianamente nella vita di ogni giorno, quando per esempio, di fronte ad un imprevisto, siamo messi di fronte alla responsabilità di una scelta, di un comportamento, di una reazione da cui - proprio in ragione della nostra maggiore o minore attitudine a varcare il limite - potrà dipendere il diverso esito. A tale agire non è estraneo un sentimento di spaesamento che si genera nel momento dell’incertezza, nell’attimo breve in cui si deve affrontare il non-conosciuto. Il mio intervento mira a delinearne i possibili esiti.
Il titolo UN-LIMITED assume in sé il carattere di ambiguità del termine, tendendo a focalizzare l’attenzione sull’antitesi che ne deriva.
Il limite qui vuole essere indagato come condizione fortemente legata al senso profondo dell’esistenza di un individuo, quell’andare-oltre la propria natura (animale) che è alla base dell’esperienza conoscitiva, ma anche forma del quotidiano.
Lo spazio fisico dell’evento si configura come spazio psichico. È lo spazio dell’indefinito, dell’ignoto, del non-determinato.
Il luogo del limite e delle possibilità umane, inteso come questione pregnante dell’identità di un individuo, oltre che dell’esperienza artistica in generale. Non esiste arte infatti che non si presenti come azzardo.
Lo spettatore è così invitato ad attraversare un limite fisico, stabilito dall’apertura che introduce alla sala e avvertito improvvisamente da un forte segnale acustico. All’interno, una voce registrata è intenta a ripetere, a intervalli regolari, le parole «non era una chimera», che, lette in modo da risultare una preposizione con senso compiuto, si riferiscono al tentativo - eroico ed antieroico allo stesso tempo - di chi sia pervenuto all’attraversamento di un limite.
G. M.