Giudizio Universale2009
installazione
plastica argentata, due phon, due monitor
dimensioni ambientali
L’installazione, nei suoi intenti, modi ed elementi costitutivi, pone l’attenzione sul carattere di assurdità di un ipotetico Giudizio Universale.
Disancorata da ogni dimensione biblica o religiosa, ma in evidente e forse provocatorio confronto, l’opera vuol farsi portatrice dell’idea per cui non sia possibile immaginare e determinare univocamente un giudizio o un giudice per le azioni umane.
I frammenti dispersi nella sala, potenzialmente liberi di vagare grazie agli spostamenti d’aria prodotti da un comune apparecchio domestico - antieroico e tutt’altro che divino alito -, pongono l’accento sulla leggerezza quanto sul peso dei corpi.
Allo spettatore viene offera la possibilità di esperire direttamente del processo.
Gli elementi possono ricordare, a un altro livello di lettura, la cosiddetta “pesatura delle anime” (psicostasìa), leggendario episodio legato non soltanto all’iconografia relativa al racconto biblico del Giudizio ma anche a culture più antiche, come quelle greca ed egizia.
G. M.